27 gennaio è il giorno della memoria, memoria per non dimenticare il grave sterminio avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Questo articolo, però arriva oggi.
Perché oggi? Oramai è passato. Ecco, appunto, “È passato”. Il problema della nostra società è che ama celebrare in maniera significativa eventi durante giorni specifici dell’anno, per poi dimenticarli il giorno dopo.
Ma i temi che scrivevo durante il liceo, le lezioni di storia, i vari documentari, hanno impresso nella mente le foto di migliaia di scarpe ammassate, occhiali, rasoi, spazzolini da denti e capelli.
Ai deportati nei campi di concentramento, le scarpe venivano tolte e sostituite con zoccoli di legno, duri, a volte spaiati; come vestiti veniva dato loro una sorta di pigiama a righe. Tutto ciò serviva a trasformarli da esseri umani al nulla, che nulla valeva e nulla sarebbe mai più diventato.
Anche oggi ho in mente la foto del cancello dei campi di concentramento, cancello di ferro aperto sul cammino verso la morte. In fondo a questo vialetto il muro delle esecuzioni o le camere a gas. Qui i prigionieri, condannati per l’unica colpa di essere Ebrei, o comunque “non degni” della razza ariana, venivano fucilati.
Anche oggi, quello che mi circonda, mi ricorda come tutto quello che accadde in quegli anni, non è altro che l’ennesima conferma di quello che la Bibbia insegna: il cuore umano è insanabilmente malvagio e maligno.
Ma come si può controllare questo cuore così incline al male? Basta ricordare un tragico evento per far sì che non riaccada? Infatti, molti il 27 gennaio ricordano qualcosa perché le circostanze della società lo impongono, non certo affinché non riaccada più.
Per impedire che si ripetano certi eventi, è sufficiente imprimere nel nostro cuore la memoria di tutte le testimonianze di sopravvissuti, le migliaia di foto, le visite a certi luoghi di sterminio? Probabilmente, anche questo potrebbe non bastaree. La soluzione, invece, è avere un cuore nuovo, un cuore di carne e non di pietra. Questo è possibile esclusivamente iniziando una relazione con Dio, nostro Padre.
Una citazione latina di Agostino afferma che “Initium ut esset creatus est homo”, (Affinché ci fosse un inizio, fu creato l’uomo). E dato che dall’uomo e dalla sua creazione è chiaro il segno di un inizio, voglio volgere un ricordo al passato per non dimenticare e contemporaneamente voglio volgere uno sguardo verso il futuro, il futuro di chi vuole iniziare con Cristo cosi che la nostra speranza non sia appesa a un fragile illusione o ricordo, quanto piuttosto a un solido fondamento il cui nome è Gesù, il Cristo risorto, Colui che ha riconciliato ogni cosa col nostro Creatore, noi inclusi.
Anche oggi, o qualsiasi giorno ti capiterà di leggere queste parole, NON dimenticare.
Dio ti benedica!
[Mariagrazia]
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